| Di cosa di occupa la Radioastronomia? |
La
radioastronomia studia i corpi celesti analizzando la radiazione
elettromagnetica emessa nell'intervallo spettrale delle radioonde.
Un radiotelescopio, complesso strumento di misura, comprende un sistema
di antenna collegato ad apparati elettronici riceventi e di
registrazione dei dati.
L'analisi dei segnali ricevuti consiste nel determinare
l'intensità delle radiazioni cosmiche captate dalle diverse
direzioni dello spazio e per differenti lunghezze d'onda, oltre al loro
grado di polarizzazione.
Con il generico termine "radiosorgente" si identifica qualsiasi corpo
celeste in grado di emettere radioonde. Le caratteristiche fisiche dell'oggetto ed i meccanismi di radiazione possono essere molto diversi, tutti riconducibili a due tipologie fondamentali: radiazione termica e non termica. |
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distribuzione spaziale della radiazione cosmica si rappresenta con
"radiomappe" del cielo che riportano l'andamento della brillanza
secondo linee isofote (o isoterme nel caso sia evidenziata la
distribuzione della temperatura di brillanza), corrispondenti a gradini
lungo i quali la "radioluminosità" del cielo si mantiene
costante. |
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Le radiosorgenti localizzate a spettro continuo si cloassificano secondo l'andamento della loro caratteristica spettrale. Si
distinguono sorgenti termiche che emettono come corpi neri a
termperatura costante ed uniforme, caratterizzate da un andamento
crescente della densità di flusso con la frequenza e sorgenti
non termiche irradianti (generalmente) per emissione di sincroctrone.
In questo caso la radiazione è dovuta ai moti orbitali di
elettroni ad alta energia, intrappolati nel campo magnetico prodotto
dalla radioasorgente: la velocità delle particelle è
relativistica, quindi la radiazione emessa è concentrata in
direzione del loro moto istantaneo. Questo meccanismo caratterizza la
maggiornaza delle radiosorgenti osservabili.
E' possibile, in pratica, distinguere i vari meccanismi di emissione
proprio grazie al fatto che l'intensità della radiazione varia
in modo diverso con la frequenza: crescente per la radiazione termica, decrescente per le radiosorgenti di tipo non termico. |
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| Rispetto
a quanto si verifica nei tradizionali sistemi di comunicazione,
nell'onda elettromagnetica ricevuta da una radiosorgente non si ossera
alcun tipo di modulazione: il segnale manifesta le caratteristiche di
un "rumore", dato che la sua intensità varia nel tempo in modo
casuale. Generalmente interessa misurare l'energia ricevuta e registrare l'intensità della radiazione incidente. |
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| Se si studiano sorgenti variabili nel tempo (come,
ad esempio, le pulsar) sarà necessario mantenere puntato il
fascio dell'antenna sulla sorgente e registrare le variazioni di
intensità nel tempo, mentre se si desidera ottenere
l'equivalente radio di una fotografia sarà necessario "spazzare"
la regione di cielo che interessa e registrare l'intensità del
segnale in funzione della posizione di puntamento dell'antenna. Altra
importante differenza fra le trasmissioni radio-televisive e
l'emissione radio cosmica è che le prime trasmettono su
frequenze ben precise, con bande di frequenza molto strette (in modo da
ottimizzare la ripartizione delle frequenze con numerose trasmissioni
da altrettante stazioni distinte), mentre le seconde irradiano, in
generale, un segnale a spettro continuo contemporaneamente su tutte le
frequenze. Fanno eccezione a questa regola le nubi di materia diffusa
caratterizzate da emisisoni a banda molto stretta dovute a transizioni
atomiche e molecolari (come. ad esempio, i MASER interstellari). |
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| Principali radiosorgenti osservabili con strumenti amatoriali |
| Un approfondimento sui principi della ricerca
radioastronomica, sulle unità di misura del flusso radio emesso dalle
radiosorgenti ed altro, si trova nell'articolo Radioastronomia
dilettantistica: principi di base. |
E' possibile la ricerca radioastronomica amatoriale?
L'attività
radioastronomica dilettantistica appare come un terreno impervio con
qualche ostacolo, ma ricco di soddisfazioni. Occorre costruire in
proprio gli strumenti per le osservazioni, sperimentando le antenne ed
i sistemi di puntamento, i ricevitori, il sistema di registrazione e di
elaborazione dei dati, il software di gestione. Il raggiungimento di
obiettivi interessanti, a volte ambizioni e costosi, presuppone la
collaborazione fra gruppi di appassionati che, oltre ad acquisire i
fondamenti teorici di base, esercitano la loro esperienza nella
realizzazione delle apparecchiature e nell'interpretazione dei dati.
Sono
convinto che l'attività radioastronomica amatoriale possa collocarsi,
rispetto alla ricerca ufficiale, come il serio lavoro degli astronomi
ottici dilettanti (studio e scoperta degli asteroidi, delle stelle
variabili) si pone rispetto alla ricerca astronomica ufficile.
Mi
auguro che il lettore possa trovare, in queste pagine, indicazioni ed
utili riferimenti per iniziare a sviluppare interessanti ed originali
esperienze di ricerca radioastronomica.
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RadioAstroLab
raccoglie documentazione teorica e tecnica, presenta esperienze
affascinanti ed originali nel campo della radioastronomia
dilettantistica, proponendosi come osservatorio "virtuale" che si
sviluppa gradualmente grazie ai contributi degli appassionati. Saranno
presentati apparecchi da costruire e strumenti da acquistare: la
sperimentazione radioastronomica è alla portata di tutti.
Per
soddisfare le richieste degli appassionati, è stata creata una
struttura aziendale che ha lo scopo di proporre strumentazione
funzionante in un vasto intervallo di frequenze, insieme alla
documentazione che ne facilita l'utilizzo. Maggiori informazioni su Info Azienda.
Sarà possibile, in questo modo, sviluppare una rete di
osservatori dilettanti dotati di strumenti con caratteristiche
confrontabili.
RadioAstroLab
è un luogo di incontro e di comunicazione che favorisce
iniziative e scambi di esperienze che riguardano l'affascinante
disciplina della radioastronomia. Saranno
fornite utili indicazioni, per chi desidera accostarsi seriamente al
mondo sperimentale della radioastronomia, sulla costruzione e
sull'acquisto degli strumenti.
| Variazione spettrale delle radioemissioni |
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Come in ottica, anche in
radioastronomia lo studio dell'energia ricevuta può
classificarsi in fotometria (studio dell'emissione a spettro continuo)
e spettroscopia (studio delle rigne radio). La potenza che incide su un
radiotelescopio è generalmente nella forma di radiazione
continua, con uno spettro che mostra lente variazioni con la frequenza
e si può considerare costante rispetto alla banda passante della
maggior parte degli strumenti. Esistono, d'altra parte, fenomeni
peculiari di radiazione discreta (linee spettrali) generati in
corrispondenza di specifiche frequenze da processi atomici e
molecolari.
Si distinguono tre componenti:
1) radiazione continua diffusa, con caratteristiche spaziali e spettrali molto ampie;
2) radiazione proveniente da sorgenti localizzate a spettro continuo;
3) radiazione discreta costituita da righe spettrali in emissione o in assorbimento.
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Sono riportati gli schemi a blocchi che
evidenziano la struttura essenziale di un ricevitore radioastronomico
(radiometro Total-Power): sono rappresentate le variazioni subite dal
segnale captato da una radiosorgente durante l'eleborazione attraverso
i vari stadi del ricevitore. Al centro del grafico sono descritti i
segnali in funzione del tempo (ad una data frequenza), a destra
è rappresentata la variazione della potenza in funzione della
frequenza (informazione spettrale del segnale).

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| Analisi dei segnali ricevuti |
Analisi radiometrica (ricevitore Total-Power): si valuta la potenza associata alla radiazione elettromagnetica incidente. Lo strumento utilizzato è il radiometro.
Analisi spettrale:
si valutano l'ampiezza e la fase delle varie componenti del segnale
entro una specificata banda di frequenze. Lo strumento utilizzato
è il radiospettrometro.
Analisi interferometrica:
si valutano l'ampiezza e la fase della codiddetta "funzione di
visibilità" delle frange di interferenza prodotte da un sistema
di due o più antenne per stimare la distribuzione di brillanza
della radiosorgente osservata con elevata risoluzione spaziale. Lo
strumento utilizzato è il radiointerferometro. |
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| Rappresentazione
schematica dello spettro elettromagnetico con le "finestre" di
trasparenza dell'atmosfera terrestre. Solo la radiazione
elettromagnetica esterna con frequenza (o lunghezza d'onda) compresa
fra le finestre ottica, infrarossa e radio è rivelabile dagli
strumenti posti sulla superficie terrestre (fare click sulle immagini per ingrandirle). |
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| Test di laboratorio... |
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Nella
foto in basso si vede un prototipo di stazione radioastronomica a
microonde a larga banda (10.7-11.8 GHz) durante la fase di verifica
delle prestazioni in laboratorio.
Oltre
alla strumentazione di misura, sono visibili il ricevitore total-power
(in basso a destra) collegato ad un sistema di antenna-test (horn
piramidale) sulla quale è stato applicato un modulo
preamplificatore-convertitore RF (LNAC) ed un generatore di rumore per
la calibrazione.
Il
radiometro è equipaggiato con un sistema di acquisizione dei
dati (via porta seriale RS232C o USB) caratterizzato da una risoluzione
di 16 bit.

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| Il radiotelescopio |
E' lo strumento utilizzato per le radio-osservazioni.
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Nella struttura più semplice si tratta di un
radiometro equipaggiato con un adatto sistema di antenna, cioè
un radioricevitore a larga banda molto sensibile progettato per
misurare l'intensità del rumore cosmico. Le tecniche
radiometriche (Total-Power) rivelano, infatti, la radioemissione
naturale prodotta dalla materia in virtù del suo stato
termodinamico: essa manifesta le caratteristiche di un segnale
incoerente a spettro largo simile al rumore interno generato
dall'apparato.
Il processo di misura stima i valori medi associati ai parametri di interesse, come la potenza ricevuta.
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| Il ricevitore supereterodina... |
In
un ricevitore supereterodina (è la configurazione quasi
universalmente utilizzata, mostrata nello schema a blocchi di seguito)
il segnale proveniente dalla radiosorgente è captato
dall'antenna ed inviato all'ingresso del primo stadio pre-amplificatore
RF (front-end LNA: Low Noise Amplifier) caratterizzato da un guadagno
tipico dell'ordine di 20-50 dB, con cifra di rumore molto bassa che
definisce (insieme ad altri parametri come la banda passante ed il
tempo d'integrazione) la sensibilità del radiotelescopio.
Il segnale amplificato è traslato in banda (verso
il basso) da un convertitore di frequenza (mixer + oscillatore locale)
che genera un segnale a frequenza intermedia (IF) con potenza
direttamente proporzionale a quella della radiazione incidente. La
maggior parte del guadagno di un ricevitore supereterodina, dell'ordine
di 60-90 dB, è localizzato nella catena amplificatrice IF che,
di conseguenza, deve possedere adeguate caratteristiche di
stabilità. Per scongiurare qualsiasi fluttuazione del guadagno
ed eliminare errori nella valutazione della potenza associata alla
radiazione incidente, si evitano sistemi di controllo automatico del
guadagno (AGC), mentre un'ampia gamma dinamica è ottenuta
utilizzando adatti dispositivi attivi correttamente polarizzati ed
inserendo attenuatori resistivi calibrati all'interno della catena
amplificatrice IF.
L'amplificatore IF è seguito dallo stadio rivelatore a
caratteristica quadratica all'uscita del quale si misura un segnale di
ampiezza proporzionale alla potenza associata alla radiazione captata
dall'antenna: tale "informazione" è ulteriormente amplificata ed
integrata (dallo stadio amplificatore DC - integratore, detto anche
amplificatore di post-rivelazione) per consentire la successiva
elaborazione da parte dei dispositivi di visualizzazione e di
registrazione (registratori a carta, sistemi di acquisizione automatica
dei dati per PC, etc.). L'amplificatore-integratore di post-rivelazione
(con risposta in frequenza passa-basso), con lo scopo di minimizzare le
fluttuazioni del segnale utile ed ottimizzare la sensibilità del
sistema, effettua una media del segnale rivelato secondo una prefissata
(e programmabile) costante di tempo, con valori che vanno fa frazioni
di secondo a centinaia di secondi.
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| Caratteristiche filtranti dell'atmosfera terrestre ed interferenze artificiali |
Non tutta l'energia emessa dalle radiosorgenti cosmiche riesce a
raggiungere la Terra: alle frequenze più basse (circa 15 MHz) la
ionosfera terrestre si comporta come uno schermo impenetrabile per
effetto dell'assorbimento del gas ionizzato, mentre alle frequenze
più elevate (superiori a qualche decina di GHz) il vapore
d'acqua contenuto nella troposfera assorbe completamente la radiazione
proveniente dall'esterno.
Si tratta della cosiddetta "finestra radio" (vedi le figure seguenti ed
i grafici nella pagina SETI) che seleziona l'intervallo di frequenze
entro il quale sono possibili ricezioni radio da terra. Una limitazione
ben più pesante alle ricezioni radioastronomiche proviene dalla
radiazione artificiale generata dalle attività umane: le varie
stazioni trasmittenti radiotelevisive sparse in tutto il globo
irradiano potenze talmente elevate da interferire distruttivamente con
ogni tentativo di misurazione della debole radiazione cosmica. Qualcosa
di simile accadrebbe nel caso si tentasse di osservare il cielo
notturno circondati da potenti riflettori luminosi.
Per risolvere questo problema, nel tentativo di trovare una soluzione
che concili le esigenze della scienza con quelle delle comunicazioni,
sono state assegnate opportune frequenze riservate alla ricerca
radioastronomica. La crescente pressione per la richiesta di nuovi
canali radio rende, comunque, le osservazioni radioastronomiche sempre
più difficili: l'interfereza umana è in grado di
compromettere seriamente il futuro di questa scienza.
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| I nemici della ricerca radioastronomica |

(fare click sull'immagine per ingrandire) |
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| Nell'immagine
precedente sono illustrati gli effetti dei disturbi e delle
interferenze radio sull'attività di ricerca radioastronomica. |
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(fare click sull'immagine per ingrandire) |
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| In
queste immagini si vedono due mappe radio del cielo compilate sulla
base di osservazioni a differenti frequenze (30 MHz sopra e 408 MHz
sotto) e con differenti poteri risolutivi del sistema ricevente.
Appaiono evidenti i dettagli nella mappa compilata alla frequenza di
408 MHz. |
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