E' possibile tentare una stima delle dimensioni dell'oggetto emittente sapendo che queste sono sempre minori o, al massimo uguali, al prodotto fra la velocità di propagazione del segnale radio nel vuoto (quella della luce) e la durata dell'impulso radio: ne deriva che le dimensioni delle pulsar risultano essere planetarie, dell'ordine di qualche migliaio di km (paragonabili al diametro della Luna).
Tale inatteso risultato indusse ad ipotizzare che i segnali fossero di natura artificiale, provenienti da qualche pianeta abitato da esseri intelligenti animati da desiderio di contatti interstellari.
Con un misto di ironia e di convinzione, le sigle assegnate alle prime quattro pulsar scoperte furono LGM 1, 2, 3 e 4, dove LGM era l'abbreviazione di Little Green Man (piccolo uomo verde). Un esame più accurato dei segnali rivelò che essi trasportavano un'enorme quantità di energia se la sorgente degli impulsi fosse stata alla distanza del Sole dalla Terra: questo fatto rendeva poco plausibile l'idea di segnali artificiali inviati da una civiltà extraterrestre.



La ricezione delle Pulsar

Nel 1967 si verificò uno straordinario evento per la radioastronomia: la scoperta delle stelle di neutroni (PULSAR: Pulsating Radiosource, o brevemente PSR) da parte di J. Bell, allieva di A. Hewish all'osservatorio di Cambridge.

La storia inizia nel 1965, quando Hewish avviò la costruzione di un array piano rettangolare composto da 2048 dipoli a mezz'onda posizionati orizzontalmente ad alcune lunghezze d'onda di altezza dal terreno, operante alla frequenza di 82 MHz.
La superficie fisica dello strumento ricopriva un'area pari a circa 20000 metri quadrati ed aveva la possibilità di muovere in declinazione (di alcuni gradi) il suo lobo principale modificando opportunamente la fase dei segnali raccolti dai vari gruppi di elementi che giungevano al ricevitore (variando le lunghezze dei tratti di cavo coassiale che costituivano le linee di trasmissione dell'antenna).
La rotazione terrestre garantiva la scansione in ascensione retta. L'impianto era stato progettato per studiare le compatte radiosorgenti quasar analizzando il fenomeno della loro scintillazione prodotta dalla struttura irregolare del mezzo interplanetario.
Mentre i ricercatori erano impegnati in questo lavoro, notarono nelle loro registrazioni notevoli e regolari fluttuazioni del segnale.
Ottimizzando la costante di tempo del ricevitore (molto breve) riuscirono ad evidenziare una serie di impulsi caratterizzati da regolare periodo di ripetizione, teoricamente generati da oggetti nella fase finale dell'evoluzione con raggio compreso tra 10 e 50 km e massa fra circa 0.5 e 2 masse solari: si trattava delle PULSAR o stelle di neutroni.
La larghezza degli impulsi della prima pulsar scoperta era dell'ordine di alcuni centesimi di secondo.

Caratteristiche del segnale ricevuto da una Pulsar

Come accennato, le pulsar sono oggetti di piccole dimensioni che, ruotando rapidamente (modello di T. Gold), emettono impulsi di radiazione molto energetici ad intervalli regolari, specifici per ogni oggetto, compresi nell'intervallo di valori da 33 millisecondi a 3.75 secondi (il più breve è relativo alla pulsar della Crab Nebula, resto dell'esplosione di una supernova - vedi tabella seguente).

Tabella Pulsar

Caratteristiche delle principali pulsar misurate alla frequenza di 408 MHz. La maggior parte dei nomi "moderni" assegnati alle pulsar sono costruiti utilizzando le coordinate equatoriali approssimate precedute dalla sigla PSR.


Questi impulsi, con forma diversa secondo la radiosorgente, hanno larghezza molto piccola rispetto al periodo di ripetizione (qualche percento) e sono di forma complessa, con dettagli della durata di 0.2 millisecondi o meno.
Gli oggetti ad oggi conosciuti sono circa un migliaio.
La PSR 0950+08, ad esempio (vedi tabella), ha un periodo di 0.253 secondi con un tempo di salita pari a circa 5 millisecondi: un oggetto in grado di irradiare impulsi così veloci deve necessariamente avere dimensioni contenute dato che, in un così breve periodo di tempo, nessun oggetto di grandi dimensioni potrebbe propagare informazioni attraverso la sua struttura con rapidità tale da conservare la fase della pulsazione. Dato che la radiazione percorre solo 1500 km in 5 millisecondi, questa distanza rappresenta il diametro massimo dell'oggetto 0950+08.
L'analisi dei segnali provenienti da altre pulsar ha mostrato come queste non siano più grandi di circa 30 km, mediamente con diametro pari qualche chilometro.
Le stelle di neutroni sono osservabili su un'ampia banda di frequenze, anche se la loro emissione è più intensa verso le maggiori lunghezze d'onda, con una rapida diminuzione di intensità verso le frequenze più elevate.


Impulsi radio di una Pulsar

Segnale periodico emesso da una Pulsar come appare all'uscita di un ricevitore che utilizza una breve costante di tempo di post-rivelazione.
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Pagina in costruzione
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Modello di una Pulsar

Modello di una Pulsar

Illustrazione schematica del meccanismo di emissione di una Pulsar (modello di T. Gold). Fare click sull'immagine per ingrandirla.