Strategie di ricerca
SETI
Si individuano due tipologie fondamentali di segnali ricevibili da un sistema SETI: la radiazione elettromagnetica intenzionalmente trasmessa tipo "radio-faro" (beacon) e quella non intenzionale destinata ad utilizzi interni, dovuta a perdite di radio-energia (leakage).
Il progetto del sistema ricevente e la scelta sulla strategia di ascolto dipenderanno, quindi, dal tipo di segnale che si desidera studiare.

Le strategie di ricerca adottate nei vari progetti SETI sono essenzialmente di due tipi: la ricerca diretta e quella "a tutto cielo".
La prima si concentra su obiettivi individuali (di solito stelle) inseguendoli per un certo periodo di tempo.
Tale metodo presenta diversi vantaggi: si possono utilizzare radiotelescopi con risoluzione molto elevata, dato che l'obiettivo è generalmente non risolto ed è nota la sua posizione.

Per ottenere elevati rapporti segnale/rumore si adottano le tecniche di integrazione del segnale rivelato e, essendo ben note eventuali derive per effetto Doppler (in corrispondenza del sito di ricezione), si prevedono tecniche di compensazione per ottimizzare la ricerca. D'altra parte, è possibile osservare solo una piccola porzione di cielo alla volta, così che, se la civiltà extraterrestre non è compresa fra gli obiettivi del progetto, non potrà mai essere scoperta. La ricerca "a tutto cielo" prevede l'osservazione dell'intero cielo visibile dall'osservatorio: sono così evitati possibili pregiudizi dovuti a scelte fatte a priori sugli obiettivi da studiare.
SETI

Finestra radio SETI

(fare click sull'immagine per ingrandire)

Nell'immagine sopra è ripostata un'altra schematizzazione della "finestra radio SETI".



Le ricerche SETI
(Search for Extraterrestrial Intelligence)

Argomento di notevole interesse e fascino che potrebbe stimolare un proficuo collegamento fra i centri di ricerca ufficiali e gruppi ben motivati e preparati di radioastronomi dilettanti.

Search for Extraterrestrial Intelligence
L'idea di valutare fino a che punto le radioonde emesse dalla Terra potessero essere rivelate nello spazio interstellare, insieme all'analisi teorica riguardo le possibilità di radiocomunicazione su distanze interstellari, fu di due fisici della Cornell University, Giuseppe Cocconi e Philip Morrison i quali, in un lavoro presentato nel 1959 alla celebre rivista Nature, hanno dimostrato come le onde radio più adatte per propagare informazione nello spazio cosmico siano quelle decimetriche, evidenziando la lunghezza d'onda privilegiata dei 21 cm (1420 MHz, riga di emissione dell'idrogeno neutro interstellare, elemento più diffuso dell'universo) come probabile frequenza naturale.

I due ricercatori suggerirono, inoltre, la possibilità di tentare la ricezione di eventuali radiosegnali artificiali provenienti dalle stelle più vicine al Sole.
Su tali basi si avviò agli inizi degli anni '60 un articolato piano di ascolto di radiosegnali cosmici "intelligenti": il programma, chiamato SETI (Search for Extra Terrestrial Intelligence, sigla inventata da P. Morrison nel 1959) prevedeva l'utilizzo dei maggiori radiotelescopi esistenti con l'eventuale costruzione di ricevitori dedicati, ed è tuttora utilizzato per identificare qualsiasi tipo di ricerca mirata all'individuazione di messaggi radio inviati da ipotetiche civiltà extraterrestri.

SETI
Il grafico riassume i risultati e le parziali conclusioni dei vari programmi SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) finora condotti.

L'area scura è una stima sull'esistenza di civiltà extraterrestri intelligenti sfuggite alle ricerche SETI condotte da Terra perchè troppo lontane e/o a causa della ridotta potenza dei loro trasmettitori radio.
Per utilizzare ed interpretare correttamente il grafico occorre ipotizzare e scegliere una data potenza di trasmissione (sull'asse verticale) e leggere, in corrispondenza della zona di confine dell'area scura, scendendo verso il basso, il valore della distanza dalla Terra (sull'asse orizzontale).
Un sistema di radiotrasmissione interstellare tipo Arecibo sarebbe in grado di "farsi sentire" fino ad una distanza pari a circa 4000 anni-luce.
Il grafico fornisce anche l'informazione relativa alla percentuale (stimata) di tutti i sistemi stellari finora esaminati, in funzione della potenza dei trasmettitori radio utilizzati (tratto da Scientific American). 


Finestre spettrali nella banda delle microonde
Finestra spazio libero

Finestre spettrali nella banda delle microonde nello spazio libero (figura in alto) e nell'atmosfera terrestre (figura in basso), dove sono evidenziate le cosiddette "frequenze magiche" H e OH, molecole costituenti l’acqua, culla della vita così come la conosciamo.


Si vede come l'atmosfera terrestre sia fortemente assorbente in corrispondenza delle righe molecolari dell'ossigeno e del vapore d'acqua. I grafici evidenziano le finestre spettrali nella banda delle microonde utilizzabili per le ricerche SETI nello spazio libero (in alto) e nell'atmosfera terrestre (in basso).

Finestra atmosfera

Grafico SETI
(fare click sull'immagine per ingradirla)
Il grafico mostra le variazioni del flusso radio (in unità arbitrarie) prodotto dalle trasmittenti terrestri che un ipotetico osservatore "vedrebbe" dalla stella di Barnard (distante circa 6 anni luce dalla Terra) in conseguenza della rotazione terrestre.
Si registrerebbe un massimo tutte le volte che l'Europa o l'America è rivolta verso l'osservatore (illustrazione tratta da "L'universo alle soglie del duemila" di M. Hack, Superbur saggi).


Progetti & Approfondimenti

L'esperimento SETI@home [doc .PDF].

"SETI@home è un esperimento scientifico che sfrutta la potenza di centinaia di migliaia di computer collegati a Internet alla ricerca di intelligenze extraterrestri (Search for Extraterrestrial Intelligence - SETI). Voi potrete partecipare facendo "girare" sul vostro computer un programma che scarica ed analizza i dati di un radiotelescopio. Esiste la lontana, ma accattivante, possibilità che il vostro computer scopra il lontano mormorio di una civiltà extraterrestre."

SETI: Searc for Extraterrestrial Intelligence [doc .PDF].

Argomento di attualità e di vaste implicazioni culturali, salito alla ribalta grazie alle recenti scoperte di sistemi planetari extrasolari e all'affermarsi della giovane scienza della bioastronomia.
La possibilità di captare un segnale radio prodotto da intelligenze extraterrestri è l'obiettivo di SETI, un programma mondiale di ricerche astronomiche che utilizza i potenti mezzi della radioastronomia e della tecnologia informatica.

SETI: l'equazione di Drake [doc .PDF].

L'articolo commenta la famosa formula utilizzata per la pianificazione di qualsiasi programma di ricerca SETI: l'equazione di Drake.
Utilizzando tale relazione è possibile stimare il numero di civiltà extraterrestri presenti nella nostra galassia potenzialmente dotate di capacità comunicative.
L'importanza dell'equazione di Drake è soprattutto metodologica, in quanto evidenzia i fattori importanti dai quali dipende la possibilità di sviluppo di forme di vita intelligenti nell'universo.


Finestre radio utili per
le ricerche SETI
A causa dell'assorbimento e della diffusione causati dal mezzo interstellare e dalle atmosfere planetarie non tutte le radiofrequenze sono utilizzabili per ricerche SETI.

Come evidenziato dai grafici mostrati in seguito che illustrano gli effetti delle varie cause di attenuazione sulle radioonde nello spazio libero libero e all'interno dell'atmosfera planetaria terrestre, le frequenze inferiori a 1 MHz tenderebbero ad essere assorbite dalle particelle cariche delle ionosfere planetarie, se ammettiamo che in tutti i pianeti in grado di ospitare civiltà avanzate siano presenti ionosfere di varia estensione che fungono da schermo per le onde radio (analogamente a quella terrestre) di frequenza inferiore a 10-20 MHz.

D'altra parte, la stessa atmosfera limiterebbe superiormente le frequenze utilizzabili (intorno ai 10 GHz) per fenomeni di assorbimento molecolare.

Molto probabilmente nei pianeti in grado di ospitare civiltà evolute esiste un'atmosfera che apre una "finestra spettrale" alla radiazione hertziana con caratteristiche simili a quella terrestre, limitando l'intervallo delle frequenze utili da circa 10-20 MHz fino a circa 10 GHz.
Il problema non si pone se i ricevitori ed i trasmettitori sono collocati in orbita su satelliti artificiali all'esterno dell'atmosfera planetaria.

La principale sorgente di disturbo è la radioemissione cosmica di fondo.
Utilizzando gli attuali radiotelescopi è possibile rivelare segnali intelligenti provenienti da distanze dell'ordine delle centinaia di anni-luce, cioè distanze interstellari: tali distanze possono essere migliorate aumentando la sensibilità dei ricevitori e concentrando tutta la potenza del trasmettitore in una banda di frequenze molto ristretta, con fascio d'antenna molto compatto.

Questione delicata è la scelta della frequenza di comunicazione.

E' quasi impossibile che una civiltà destinataria di un radiomessaggio lo scopra, a meno che non sia nota a priori la frequenza di trasmissione: la banda di frequenze possibili è troppo ampia.
Il problema sarebbe notevolmente semplificato se tutte le civiltà intelligenti dell'universo giungessero alle medesime conclusioni circa l'adozione di alcune frequenze naturali "privilegiate" utilizzabili come standard per le comunicazioni.

La prima frequenza suggerita (G. Cocconi, P. Morrison, 1959) fu quella della riga a 21 cm: secondo i ricercatori è molto probabile che qualsiasi civiltà extraterrestre sia a conoscenza di questa fondamentale riga dello spettro, che rappresenterebbe un "campione di frequenza unico ed oggettivo, conosciuto necessariamente da qualsiasi osservatore nell'universo".
"...E' inoltre ragionevole aspettarsi che ricevitori a questa frequenza siano costruiti sin dall'inizio dell'evolversi della radioastronomia...": dovrebbero quindi essere abbastanza diffusi nell'universo strumenti operanti a tale frequenza.

Sono state proposte altre frequenze naturali corrispondenti ad altrettante righe spettrali di molecole scoperte negli spazi interstellari, come quelle emesse dalla molecola OH. Tali frequenze, corrispondenti a righe spettrali di fondamentale interesse astrofisico, sono una buona scelta per le comunicazioni interstellari dato che hanno notevole probabilità di essere casualmente rivelate da ipotetiche civiltà extraterrestri durante una scansione del cielo.

Con i moderni ricevitori è possibile analizzare simultaneamente numerosi canali dello spettro raccogliendo informazioni in una vasta gamma di frequenze.

L'intervallo tra 1420 MHz e 1720 MHz è indicato con il suggestivo nome di "waterhole", la "pozza d'acqua" intorno a cui, come animali nella giungla, si radunano le civilta' galattiche.

Se l'acqua ha effettivamente un ruolo essenziale per la vita, considerando i vantaggi delle comunicazioni in questa banda di frequenze ed il fatto che l'emissione a 1420 MHz proviene dall'idrogeno H e quella a 1665 MHz dalla molecola OH (le due componenti che formano l'acqua), è ragionevole ipotizzare che tali frequenze siano la scelta più verosimile per eventuali radiocomunicazioni cosmiche.
Civiltà extraterrestri
E' interessante illustrare un approccio di ricerca SETI di tipo esplorativo, originariamente sviluppato ed avviato dagli scienziati sovietici, che parte dall'idea di N. Kardashev di classificare le civiltà tecnologiche esistenti in tre tipi secondo il loro grado di utilizzo e la capacità di manipolazione dell'energia.

Una civiltà di tipo I è in grado di manipolare l'ambiente su scala planetaria: la nostra civiltà è giunta ad un tale livello tecnologico in quanto l'attività umana inizia a modificare lo stato della Terra sollevando il problema di una controllata e sensata gestione degli interventi affinchè non producano catastrofi.

Una civiltà di tipo II sarebbe in grado di utilizzare e gestire una quantità di energia paragonabile a quella prodotta dal suo sole, manifestando un grado di sviluppo tecnologico miliardi di volte più avanzato del nostro.

Una civiltà di tipo III sarebbe addirittura in grado di manipolare un'intera galassia collocandosi ad un livello di sviluppo cento miliardi di volte maggiore.
Scopo della ricerca "esplorativa" è quello di individuare una civiltà di tipo II intercettando i suoi "sottoprodotti" energetici: anche se essa non rivolge intenzionalmente messaggi all'esterno, produce una quantità considerevole di radio-energia emessa per usi interni ben osservabile alle lunghezze d'onda radio e millimetriche (vedi il grafico mostrato a fianco).

Secondo l'astrofisico russo J.S. Sklovskij (1963) e la sua scuola di collaboratori, la vera impronta inconfondibile della presenza di una civiltà tecnologica su un pianeta sarebbe proprio la dispersione di energia dovuta alle radiocomunicazioni locali, televisive, via satellite e radar.