Magnetismo terrestre
(geomagnetismo) 
Un campo magnetico può essere matematicamente rappresentato da un vettore, insieme di numeri che rappresentano l'ampiezza e la direzione della variabile in ciascun punto di una superficie o di un volume.

Il campo magnetico terrestre è generalmente descritto da un'ampiezza e da due angoli che fissano il suo orientamento, noti come inclinazione e declinazione. Alcuni strumenti di misura sono sensibili solo ad alcune componenti del campo magnetico, come nel caso della bussola che indica l'orientamento orizzontale (declinazione), ma non quello verticale (inclinazione) o l'ampiezza.

La distribuzione spaziale del magnetismo terrestre è generalmente approssimata con quella che sarebbe prodotta da un corto ed intenso dipolo localizzato vicino al centro della Terra e spostato rispetto all'asse di rotazione. L'introduzione di ulteriori dipoli (caratterizzati da minore intensità e con differenti orientamenti) consente di perfezionare tale modello ed adattarlo alle caratteristiche locali.

Il campo misurato alla superficie terrestre, oltre a non essere costante nel tempo (con oscillazioni a lungo termine dell'ordine di anni), è sensibile alla distribuzione di depositi minerali locali ed interagisce con le particelle elettricamente e magneticamente cariche provenienti dal Sole.

L'attività geomagnetica terrestre è quindi un fenomeno indotto dal vento solare, flusso costituito da un plasma di elettroni liberi e ioni espulsi dal Sole: in presenza di forti perturbazioni sulla stella, il vento solare può aumentare considerevolmente la sua velocità di interazione con la magnetosfera terrestre alterandone la distrubuzione e producendo brusche ed improvvise variazioni del campo.

Si osservano anche variazioni giornaliere dovute all'azione combinata del riscaldamento solare che induce correnti elettriche circolanti nella parte superiore dell'atmosfera, e all'effetto marea causato dall'azione gravitazionale solare che ridistribuisce il plasma ionosferico.

Sono registrabili simili variazioni (anche se con intensità molto inferiore) prodotte dall'effetto mareale della Luna che induce deboli correnti ionosferiche.
Altre variazioni non periodiche sono prodotte da fenomeni fisici identici a quelli responsabili del vento solare: in corrispondenza di zone peculiari della corona, chiamate buchi coronali, il locale campo magnetico consente una libera uscita del vento solare. Alcune particelle "spazzolano" la magnetosfera terrestre che, in risposta, subisce espansioni e contrazioni.

I brillamenti solari sono sorgenti di intensa radiazione elettromagnetica, raggi X, radiazione ultravioletta e particelle cariche (elettroni, protoni, nuclei piu' pesanti). Tale radiazione aumenta la percentuale di ionizzazione della ionosfera terrestre, mentre le particelle sono generalmente deviate dal campo magnetico terrestre. Le distorsioni più ampie della magnetosfera terrestre sono causate da espulsioni di massa coronale.


L'intensità del campo magnetico totale misurabile sulla superficie terrestre varia fra 0.1 e 1.0 Gauss (0.00001 e 0.0001 Tesla), generalmente diretto verso i poli magnetici con direzione orizzontale predominante verso i tropici e le medie latitudini, ed è inclinato, in direzione verticale, verso le regioni polari. Si registrano variazioni temporali più piccole di due o più ordini di grandezza durante il giorno e la notte, su scale di tempo che variano da pochi secondi a diverse ore (fino ad un giorno intero).




Attività solare e geomegnetismo
Il radio-Sole e gli effetti ionosferici associati
Il Sole è stato uno dei primi oggetti studiati dai radioastronomi, non tanto per le sue particolari caratteristiche emissive, quanto per la vicinanza alla Terra che lo rende molto "brillante" nel visibile e nella banda radio.
Numerosi sono i fenomeni elettromagnetici che si originano nel Sole, fenomeni che possono essere studiati senza troppe difficoltà da appassionati volenterosi e motivati: nelle note seguenti forniremo alcune indicazioni introduttive, utili per inquadrare le reali possibilità di sperimentazione in questo campo.

Semplificando la fenomenologia, si classificano le radioemissioni solari in 3 principali componenti:
  1. componente termica del "Sole quieto" (quella relativa ad   un periodo di minima attività delle macchie solari), sempre presente;
  2. emissioni lentamente variabili;
  3. componenti del "Sole attivo" causate dall'attività delle macchie solari e dei brillamenti.
Le ultime due componenti sono legate all'attività delle macchie solari: quella lentamente variabile, di origine termica, proviene dalle regioni del disco sopra le macchie dove è più elevata la densità di elettroni. La temperatura di queste regioni supera i due milioni di gradi, contribuendo ad aumentare sensibilmente il livello medio di emissione associato alla radiazione del "Sole quieto", con intensità lentamente variabile e proporzionale al numero di macchie presenti sul disco (il flusso radio legato a questo meccanismo segue il ciclo undecennale delle macchie solari).

Radio Sole
Radioemissioni di flare solari.

In questa composizione sono sovrapposte immagini ottiche e radio di intensi flare solari che sono stati registrati il 17 Giugno 1989 con il radiointerferometro VLA di Socorro alla frequenza di 4.9 GHz.
Le sequenze di immagini mostrano chiaramente l'evoluzione del fenomeno evidenziando l'aumento nell'intensità del segnale radio fino al suo valore massimo (riquadro in basso a destra).

Conseguenza di un brillamento sulla superficie del Sole è una forte tempesta (burst) di energia elettromagnetica proiettata nello spazio.

E' possibile misurare la componente radio di tali emissioni utilizzando ricevitori commerciali per HF e VHF in grado di rivelare segnali modulati in ampiezza (AM) ed equipaggiati con semplici antenne: i comuni ricevitori FM non sono adatti allo scopo. Nel caso si scelga la gamma VHF può rendersi necessario l'inserimento di un preamplificatore RF fra antenna e ricevitore, soprattutto se è installato un lungo cavo di collegamento fra i due dispositivi.
Molto utili, per iniziare "osservazioni" radio dei fenomeni solari in gamma VHF, sono i ricevitori AM per banda aeronautica sintonizzati nell'intervallo di frequenze da 120-140 MHz.
Diverse case producono kit elettronici per il montaggio di semplici ed economici apparecchi adatti allo scopo.
Il sistema può essere associato ad una semplice antenna yagi a 3 elementi puntata verso il Sole.
E' possibile registrare i burst solari a frequenze intorno a 20-30 MHz utilizzando il ricevitore HF RadioAstroLab descritto nella pagina Esperimenti nelle bande MF e HF, collegato ad un adatto dipolo o ad un'antenna yagi HF.
Radio Sole
La mappa delle radioemissioni solari dovute ai brillamenti (vedi figura) appare molto più ampia di quella occupata dalle macchie solari.

Il monitoraggio dei brillamenti solari:
SID (Sudden Ionosphere Disturbance)
Un metodo indiretto largamente utilizzato per monitorare i brillamenti solari, quindi rivelare i cosiddetti effetti ionosferici, prevede il monitoraggio permanente, in banda VLF (tipicamente a frequenze inferiori a 150 kHz), di un forte e stabile segnale proveniente da una stazione radio abbastanza distante, registrando le variazioni di intensità dell'emissione nel tempo.

Quando si verificano intensi brillamenti solari sono emessi fasci di radiazione X che investono la ionosfera terrestre (lo strato di particelle elettricamente cariche dell'atmosfera superiore), "perturbando" le sue capacità di riflessione verso le radioonde e causando un'accentuato fading, con progressivo e lento decadimento di intensità del segnale ricevuto. Questo sistema è considerato abbastanza affidabile per il monitoraggio dei brillamenti. Per garantire una corretta ricezione del segnale è indispensabile utilizzare un ricevitore stabile in frequenza e con il circuito dell'AGC (controllo automatico del guadagno) disattivato: solo in questo modo si ha la certezza che le variazioni di intensità del segnale non sono causate da instabilità del sistema ricevente.

I brillamenti solari emettono anche particelle cariche ad elevata velocità che in un paio di giorni raggiungono la superficie della Terra (mentre le radioonde ed i raggi X impiegano circa 9 minuti) interagendo con il campo magnetico terrestre e deformandolo. Alcune particelle sono incanalate e "guidate" lungo le linee di forza del campo attraverso i poli, producendo il caratteristico fenomeno delle aurore polari. La distorsione del campo magnetico terrestre produce il fenomeno chiamato "tempesta geomagnetica" (geomagnetic storm) osservabile con i magnetometri.

Qualsiasi corpo irradia onde elettromagnetiche in proporzione alla sua temperatura fisica: tale meccanismo di radiazione è chiamato termico in quanto strettamente legato alla temperatura fisica dell'oggetto emittente (legge di Planck).
La componente radio del "Sole quieto" è un'emissione termica proveniente dal gas caldo ionizzato, corrispondente ad una temperatura superficiale della fotosfera pari a circa 6000 K, facilmente rivelabile in banda SHF (dove tale meccanismo d'emissione è più intenso) anche da impianti amatoriali, utilizzando, ad esempio, i vari ricevitori SHF descritti nella pagina Ricevitori Total-Power e Radiospettrometri in banda SHF.


SID

(fare click sull'immagine per ingrandirla)

Schematizzazione della procedura di studio dei fenomeni SID che utilizza un monitoraggio continuo di alcune stazioni radio operanti in banda VLF con lo scopo di evidenziare variazioni dei segnali riflessi dalla ionosfera causate da fluttuazioni delle sue caratteristiche di ionizzazione indotte da fenomeni transienti di origine solare.

In basso sono mostrati lo schema a blocchi (significativi nel funzionamento per la maggior parte dei sistemi amatoriali utilizzati per il monitoraggio dei fenomeni SID) ed un prototipo di ricevitore VLF sviluppato da RadioAstroLab. Il sistema è in fase di test e di perfezionamento: prossimamente su queste pagine saranno forniti i dettagli tecnici definitivi insieme a tutte le informazioni commerciali sulla disponibilità dell'apparato come prodotto finito e come kit di montaggio per gli appassionati. In tutti i  casi, ampia documentazione è reperibile sul web (vedi la pagina dei link) relativamente alla fenomenologia e alla possibilità di realizzare efficienti ed economici sistemi di ricezione.


Schema a blocchi ricevitore per SID

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Prototipo ricevitore RALSID

(fare click sull'immagine per ingrandirla)


Progetti & Approfondimenti

http://www.radiosky.com

Altri importanti siti di riferimento sulla radioastronomia solare sono rintracciabili nella pagina dei collegamenti ad altri siti interessanti.


I burst solari
I burst solari si classificano come:

TIPO I: eventi brevi a banda stretta che, di solito, si verificano contemporaneamente ad emissioni continue a larga banda. Hanno durata variabile da poche ore ad alcuni giorni.


TIPO II: emissioni che si manifestano con una lenta deriva spettrale dalle frequenze più alte a quelle più basse. Mostrano spesso una struttura caratterizzata da una frequenza fondamentale e da una seconda armonica.

TIPO III: emissioni caratterizzate da rapida deriva spettrale dalle frequenze alte a quelle basse. In molti casi si evidenziano armoniche e sono spesso accompagnati da rapidi "flash" di fase dovuti ad intense esplosioni di energia elettromagnetica (flare).

TIPO IV: emissioni continue a banda larga associate a brillamenti (flare).

TIPO V: emissioni continue a larga banda che possono apparire insieme a burst di tipo III. Hanno durata pari a circa 1 o 2 minuti, maggiore al diminuire della frequenza.

L'attività alla superficie del Sole è evidenziata dalla densità di macchie solari che appaiono come aree scure sulla fotosfera, fluttuando in frequenza entro un ciclo di attività approssimativamente pari ad 11 anni. Sono regioni scure perché più "fredde" rispetto al fondo: la loro temperatura è dell'ordine di 4000 K, mentre quella della superficie circostante è di 6000 K.

Le macchie solari
Nelle macchie solari si localizzano intensi campi magnetici e, sulla parte immediatamente superiore dell'atmosfera, si verificano spesso intensi brillamenti (flare) che producono potenti burst di radio energia a frequenze comprese fra circa 5 MHz e 300 MHz.

Spesso, durante i brillamenti più intensi, è emesso un intenso flusso di particelle cariche (raggi cosmici) ad alta energia viaggianti alla velocità di 500-1000 km/s: quando tali particelle raggiungono il campo magnetico terrestre sono causa di intensi disturbi radio e tempeste magnetiche con formazioni di aurore.

A differenza della radiazione proveniente dalla maggioranza delle radiosorgenti celesti, che risulta non polarizzata, quella associata ai brillamenti solari è a polarizzazione circolare, essendo causata dalle traiettorie a spirale degli elettroni che seguono il locale, intenso, campo magnetico associato al brillamento.

Gli studi radioastronomici sul Sole sono condotti con osservazioni dirette, osservando e registrando gli effetti della radiazione solare sulla ionosfera terrestre.